MORBEGNO: UN ITINERARIO
il centro storico
Via Malaguccini, via san Marco, via e vicolo Ninguarda, via Malacrida, via Giuseppe Romegialli, via Gian Pietro Romegialli, via Ospital vecchio: stradine strette che solcano un tessuto compatto di edifici alti e secolari. Percorsi ancor oggi ricchi di suggestioni che, tuttavia, possono essere colte solo da un vero viaggiatore. Da chi sa riconoscere le testimonianze di un passato ricco di vicende significative, anche attraverso tracce che il tempo ha reso sottili. E’ nel centro storico che si avverte quel sottile fascino che viene dalle cose vecchie quando riescono a parlare alla nostra anima.
La storia di una città e il carattere dei suoi abitanti si possono leggere nella sua posizione geografica, nel dedalo delle sue vie, nel suo modo di aprirsi alle influenze esterne. Una città è come un organismo vivente, con i suoi momenti di sviluppo e di declino. In ogni caso, rimane sempre determinante la sua collocazione geografica. E Morbegno si è venuta a trovare proprio su un importante nodo di comunicazione tra la valle del Po e i Paesi del Nordeuropa. Il “turista per caso”, frettoloso e distratto, è forse convinto di essere capitato nel solito paesino anonimo e insignificante. Peccato per lui! Chiese che una fede semplice e profonda hanno arricchito di tesori d’arte, palazzi che racchiudono magnifici saloni, balconcini in ferro battuto che decorano le facciate come fantastici ricami, angoli suggestivi che evocano il tempo perduto.
Questa è Morbegno.
Al viaggiatore proponiamo la sosta di un’intera giornata. E, per non sprecare neanche un minuto, abbiamo evidenziato con il corsivo i tesori artistici e storici.
Morbegno, naturalmente, riserva tante altre sorprese. Spetta al viaggiatore, curioso e appassionato, scoprirle. Morbegno è una moderna cittadina che ospita più di 11.000 abitanti. E, per chi vuole trascorrere serenamente il proprio tempo libero, rappresenta un luogo ideale. Alcuni spazi di verde attrezzato (con giochi per bambini e panchine per chi vuol leggere o riposare), una piscina coperta e un palazzetto dello sport, campi da tennis, campi da calcio, un campo di pallacanestro all’aperto (ai giardini della biblioteca), tre sale cinematografiche, un museo civico di storia naturale, una biblioteca civica (progetto di Luigi Caccia Dominioni, 1966) ricca di oltre 45.000 volumi, molti locali pubblici per ritrovarsi (bar, pub e quant’altro), sono a disposizione di chi voglia passare a Morbegno delle belle giornate.
Ma veniamo al nostro percorso storico culturale compresso in una sola giornata.
Al mattino
La chiesa e il convento di S. Antonio
L’antica chiesa di sant’Antonio – annessa all’omonimo convento domenicano – rappresenta il punto di partenza del nostro itinerario nella storia di Morbegno. Frutto della cultura dei domenicani dell’Osservanza, venne da loro ampliata nella seconda metà del XV secolo. Prima qui esisteva una chiesetta trecentesca dedicata a S. Antonio e a S. Marta. Nel 1798 chiesa e convento saranno chiusi con decreto napoleonico. In ogni caso il rinascimento pittorico lombardo trova qui uno dei suoi grandi luoghi. Ammiriamone subito la facciata. In una lunetta spicca una luminosa Natività, affrescata da Gaudenzio Ferrari (ca.1475–1546). In un piccolo spazio si affollano armoniosamente san Giuseppe, la Vergine Maria, due angeli musicanti e due angeli che sostengono il Bambino Gesù, mentre un asinello candido e un bue fissano curiosi lo spettatore. Dalla nascita alla morte di Cristo. Appena sotto, la parabola umana del Figlio di Dio si conclude in una scultura drammatica, una Pietà rinascimentale, opera (1517) di Vincenzo Ventretta, un “rodariano”, uno di quegli artisti della pietra che hanno lasciato le loro testimonianze più significative nel duomo di Como. L’interno della chiesa di sant’Antonio, poi, presenta cicli d’affreschi rinascimentali di rara bellezza. Storie di santa Caterina d’Alessandria (1515) nella prima cappella a sinistra; I quattro Evangelisti, monumentali su un fondo blu, nella volta della terza cappella a sinistra;infine le Storie di san Martino di Tours nella terza cappella a destra.
Il Santuario dell’Assunta
Un quarto d’ora di tranquilla passeggiata ci conduce al santuario dell’Assunta.
Dieci anni di lavoro (1516-1526) è costata la monumentale e solenne ancona lignea (= immagine scolpita nel legno) che campeggia sopra l’altar maggiore. Una creazione stupenda, scolpita e incisa da Giovanni Angelo del Majno (sono sue anche l’ancona di Sant’Abbondio nel duomo di Como e quella di San Lorenzo nella parrocchiale di Ardenno), dipinta e dorata da Gaudenzio Ferrari e Fermo Stella. Non vi possono essere dubbi: questo è il capolavoro fra i capolavori. E, logicamente, merita una visita tutta particolare. Come non riconoscere, ad esempio, una meticolosa citazione del Dürer nella formella in basso a destra, quella che raffigura la Fuga in Egitto?
Il ponte di Ganda
Concludiamo il percorso del mattino con una camminata di circa mezz’ora per arrivare al Ponte di Ganda (1778). Una struttura di massiccia eleganza. Ricorda che Morbegno si trovava su una delle più importanti vie di comunicazione commerciali tra il mondo padano e i paesi del Nordeuropa.
Al pomeriggio
Per affrontare in tutta tranquillità l’itinerario pomeridiano, vanno calcolate almeno cinque ore.
La chiesa di S. Giovanni Battista
Iniziamo, questa volta, dalla chiesa parrocchiale di san Giovanni Battista (sec. XVII-XVIII): la solenne Facciata ha un’architettura scenografica, un vero e proprio “theatrum sacrum”, dove recitano personaggi nell’Antico Testamento (Mosè e Davide) accanto a quelli del Nuovo Testamento (Maria e san Giuseppe; san Pietro e san Paolo) e appaiono alcuni simboli della fede cattolica, come l’Agnello sul libro dei sette sigilli, chiaro riferimento all’Apocalisse. Entriamo nell’interno ampio e maestoso. Rechiamoci subito alla seconda cappella di sinistra. Qui, sopra l’altare, è collocata una tela incantevole per l’armonia delle linee e dei colori, una Vergine in trono col Bambino e san Filippo Neri, opera di Gianbattista Pittoni (1687-1767), pittore veneziano fra i più ammirati del XVIII secolo. Portiamoci, poi, verso l’abside per ammirare gli affreschi settecenteschi di Pietro Ligari, il massimo pittore valtellinese di tutti i tempi: Il Trionfo dei Simboli della Passione, Il Battesimo di Cristo, I Quattri Dottori della Chiesa: san Gerolamo, san Gregorio Magno, sant’Ambrogio e sant’Agostino.
Lasciata la chiesa parrocchiale raggiungiamo in pochi minuti la via Ninguarda.
Al di sopra dell’insegna di un vecchio ristorante troviamo un affresco votivo (1470) che raffigura una Madonna in trono col Bambino. Nella parte inferiore dell’affresco si legge l’epilogo drammatico di un episodio della vita di san Giuliano l’Ospitaliere (Giuliano ha appena ucciso i genitori). La presenza di questo santo, patrono degli albergatori, fa ritenere che questo edificio fosse già una locanda nel XV secolo.
Proseguiamo, poi, percorrendo la via Garibaldi, verso piazza Marconi (conosciuta, popolarmente, come piazza Tre fontane). Uno dei luoghi della Morbegno più antica, ancor oggi piazza suggestiva e ricca di fascino. Da qui salendo lungo la Via per San Marco arriviamo davanti al Palazzo Malacrida, specchio morbegnese della cultura del XVIII secolo.
IL PALAZZO MALACRIDA
E’ un edificio che si erge maestoso e severo nella parte alta di Morbegno, nel cuore dell’antica contrada di Scimicà (In cime alle case). Una nobile dimora che incarna l’esempio più significativo del rococò in Valtellina. Una cultura artistica che nei primi decenni del Settecento aveva trovato la sua grande fioritura nei palazzi di Vienna e di Parigi. Filtrata da Venezia raggiunge, come un’inarrestabile onda lunga anche il piccolo borgo montano di Morbegno, lasciandovi un solco profondo proprio con il Palazzo Malacrida. Qui lo spirito del secolo XVIII trova un illustrazione fedele, in particolare nel magnifico salone da ballo al piano nobile. Un gruppo di pittori locali (Giampietro Romegialli, Giuseppe Coduri e Cesare Ligari sopra tutti) traduce in colore e immagini, sulle pareti e i soffitti, il sentimento del tempo: la ricerca di una dolcezza del vivere che si presenta nella veste di tutto ciò che è raffinato, piacevole, galante e arguto. La verità e la bellezza sono i due motivi favoriti; Il trionfo della verità sulla menzogna, Il ratto di Ganimede e Le Tre Grazie ne rappresentano il puntuale svolgimento pittorico. Tutto è movimento, coreografia e grazia negli affreschi di Palazzo Malacrida: Ganimede, le personificazioni femminili della Verità e della Menzogna; perfino le Tre Grazie si librano in cieli senza fine.
Una visita attenta a questo palazzo settecentesco riserva, inoltre, una quantità di sorprese. Tra queste, la continua presenza della natura (principale matrice dell’ispirazione artistica) tradotta in stucchi che stilizzano fiori, foglie e frutti o in quadrature che creano l’illusione di un grande e variopinto giardino. E poi l’apparire costante di numerosi animali: un gattino nero che ci fissa con occhi sbarrati, l’aquila di giove che sta trasportando in cielo il bel Ganimede, la bianca colomba a stento trattenuta da un voluminoso amorino, l’uccello che una gabbietta dai colori di fuoco trattiene prigioniero, l’asina biblica di Balaam …
Usciti dal Palazzo Malacrida e dalle suggestive atmosfere del Settecento, ripartiamo per un altro itinerario nella memoria. Un percorso che ci porta in poco tempo in un mesto luogo del ricordo e contemporaneamente ci offre – come a Firenze il piazzale Michelangelo - una vista suggestiva su Morbegno e i suoi dintorni. Ideale in una giornata primaverile, ma suggerito anche in un assolato pomeriggio estivo, o in quelle giornate autunnali che sono un trionfo di colori, verde marrone giallo. Prevedere 20/25 minuti di tranquilla passeggiata in leggera salita.
Si sale per pochissimi metri lungo la via per San Marco (ricordo della Serenissima repubblica di Venezia e dei suoi commerci lungo la strada Priula). Si oltrepassa un portico sulla sinistra. Percorsi circa 100 metri in leggera salita, ci troviamo davanti a un crocicchio di strade. Fermiamoci alcuni minuti. Abbiamo a disposizione una comoda terrazza naturale. Da qui si può abbracciare con la vista tutto il centro storico di Morbegno. Appare maestoso in primo piano il campanile della chiesa di San Pietro (in quella che è stata per sessant’anni la chiesa riformata di Morbegno, oggi gli amanti della pittura del Settecento ritroveranno – valorizzati da un recente restauro – i luminosi affreschi di Pietro Bianchi detto il Bustino). A destra si susseguono in sequenza i campanili di Sant’Antonio, dell’Assunta e di San Martino (la piccola chiesa del cimitero, da visitare per il suoi affreschi tardo cinquecenteschi e per una tela di Giacomo Paravicini detto il Gianolo, che raffigura San Martino che offre al povero metà del suo mantello). Di fronte, come chiusura scenografica del centro antico, emerge solenne la facciata della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista.
Fatta una doverosa pausa, continuiamo la nostra leggera salita. Dopo un percorso (circa 15 minuti) nel verde, tra gli alberi, si raggiunge la strada asfaltata. Ancora poche decine di metri, una curva, e troviamo sulla sinistra il cancello, sempre aperto, dell’entrata al Tempietto Votivo. Costruito nel 1962, su progetto di Paolo Caccia Dominioni, ricorda gli oltre cento morbegnesi caduti nella seconda guerra mondiale, in particolare coloro che scomparvero nella ritirata di Russia del gennaio 1943. Scevro da guerresca retorica, riesce a trasmettere un messaggio mesto e terribile sull’orrore d’ogni guerra, presentando semplicemente come monito il troppo lungo elenco dei caduti. Dal tempietto si gode una bellissima vista sull’intera città di Morbegno e sulla bassa Valtellina.
Infine, la sera
E’ sul far della sera che Morbegno rivela il suo fascino più nascosto e misterioso; quando le vie medievali, le piazzette tranquille, gli angoli calmi e suggestivi acquistano un’atmosfera di tempi lontani e trasmettono la dolce nostalgia di momenti che si vorrebbero rivivere (“Tra questi monti cessa la tempesta / del cuor che derelitto in sen mi duole”, cantava il poeta morbegnese Guglielmo Felice Damiani).
Una passeggiata serale, senza meta precisa, nelle tre belle stagioni (primavera, estate, autunno) nel centro storico è la tessera che serve a completare il mosaico di una cittadina attiva e serena, dove vivere è proprio bello.
[Testo di Renzo Fallati]